Denunce e segnalazioni

Le responsabilità del Programma “Frontera Sur”

Viacrucis migrante 2015Sto leggendo un libro che mi aveva regalato Andrea Cantaluppi, ex dirigente della CIGL, durante uno dei primi incontri organizzati per parlare della situazione dei migranti e dei loro difensori in Messico, quando mi arriva una mail di Fray Tómas, direttore della Casa del Migrante “la72” di Tenosique.

Nel libro di Andrea, che nel 2007 e nel 2009 era stato in Messico, lavorando in una missione di religiosi scalabriniani nel deserto al confine con gli USA, leggo le storie drammatiche dei migranti che cercano di passare dall’altra parte, di realizzare il “sogno americano”. In quel momento il confine nord era considerato il “punto caldo”, la frontiera più pericolosa, che pochi riuscivano a superare, vivi. Di quello che succedeva prima, lungo il cammino, poco si sapeva, e altrettanto poco si parlava. Anche se alcuni segnali iniziavamo a mostrare il pericolo che il viaggio attraverso il Messico rappresentava per i migranti centroamericani, come si racconta nel capitolo del libro intitolato Disperazione di una madre.

La madre in questione, racconta Andrea, arriva alla missione in stato confusionale. La psicologa la aiuta a ricordare e, poco a poco, riaffiora il suo passato, lontano e vicino, e il dolore immenso che la accompagna. Mentre sta fuggendo dal suo paese – il Guatemala – dove suo marito è stato torturato e ucciso – una tragedia ancora più grande la attende. Insieme a lei viaggia, Pedrito, il figlioletto di 6 anni, e nel suo ventre riposa una nuova creatura che nascerà – spera – in un paese libero, finalmente lontano da misera e persecuzione. Prendono il treno – la Bestia – che li conduce al Nord. Ma durante il viaggio accade una cosa terribile: forse il sonno, forse la velocità; ad un certo punto la madre e gli altri compagni di viaggio si accorgono che Pedrito non c’è più. Scendono dal treno e ripercorrono un tratto di strada a ritroso. Il bimbo è caduto dal treno, come spesso succede ai migranti: il suo corpicino viene trovato accanto ai binari. A quel punto, il dolore della madre è talmente grande che “lascia inconsapevolmente” che anche la sorellina se ne vada: e cosi arriva sola alla missione, senza nemmeno ricordare da dove viene e dove è diretta.

Chi avrebbe mai detto, in quel momento, che la frontiera sud, quella tra Guatemala e Messico, e il treno merci su cui salgono i migranti, sarebbero diventati trappole per topi per chi è alla ricerca di una vita migliore? E invece, la mail di Fray Tómas, mi ricorda ancora un volta che ormai solo il 20% dei migranti centroamericani riesce a raggiungere gli Stati Uniti. Per questo motivo, dal 31 marzo al 4 aprile 2015, “la72” organizza la “Via Crucis Migrante”, per dare visibilità, ancora una volta, a quanto accade a chi fugge da fame e violenza.

Molti di coloro che oltrepassano il confine sud perdono la vita o spariscono appena entrati in territorio messicano. Come dimostra quanto accaduto il 17 marzo, durante una retata della polizia e dell’INM: un gruppo di migranti cerca di fuggire alla violenza dei poliziotti e dei funzionari di migrazione. Uno di loro si butta nel fiume, ma non riesce a nuotare e inizia a urlare chiedendo aiuto. Un suo compagno di viaggio si butta ma non riesce a salvarlo. Gli agenti, invece, non trovano di meglio da fare che urlare di lasciarlo affogare. Tanto che importa, è solo un migrante. L’obiettivo del programma “Frontiera Sud”, implementato dal Governo Messicano, è quello di fermarli prima che entrino nel paese. Non di salvargli la vita.

Lo stesso messaggio che ormai di sente da noi, da parte dei detrattori dell’Operazione Mare Nostrum: tanto che importa se muoiono nel Mediterraneo, sono solo migranti.

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